Capilettera disegnati e caratteri-figure

La scrittura non è soltanto significato, narrazione, intreccio. È anche segno grafico, e il disegno delle lettere diventa simbolo e specchio delle differenti culture e società.
Partiamo dal medioevo, quando i capilettera erano incipit del racconto, e lo scrittore (amnuense) adattava le immagini alla geometria dei segni alfabetici. Penso alla “m” dell’alfabeto di Bergamo, dove all’interno della lettera stessa si delinea un racconto (l’Annunciazione), del Sacramentario di Gellone, o le iniziali dei libri dell’Evangelario di Metz.

L’età rinascimentale vede anche nelle lettere l’esempio della bellezza e dell’armonia divina. Ed è all’interno delle forme geometriche semplici e perfette (il cerchio e il quadrato) che si costruiscono i segni dell’alfabeto, perché anch’esse devono esprimere le leggi matematiche che formano il creato. Così come Leonardo inscrive la figura umana all’interno del quadrato e del cerchio, Tory costruisce le lettere all’interno delle stesse forme.

Il manierismo e poi il barocco non potevano non portare ai segni grafici quelle caratteristiche peculiari che ritroviamo nell’architettura, nella scultura e nella pittura. Gusto teatrale e teatralizzazione delle passioni, atteggiamento ludico e festoso che trova nella forma grafica il suo compimento, acrostici a volontà. La “A” diventa Atteone mutato in cervo, la “B” diventa Bacco, e così via (alfabeto di Paolini, 1570).

Si arriva a dare alle lettere un’interpretazione grafica molto spinta che portano il corpo umano stesso a farsi lettere (alfabeti di Flotner e Richard Daniel), nonché specchio dei costumi del tempo (alfabeti di Bourdet, Daumier, Stahl).

Prima di ritornare al rigore settecentesco di proporzioni e geometria – che sarà tema di un successivo post – godiamoci questi simpatici ma barocchi caratteri – rivisti con gli occhi della postcontemporaneità.
Nella figura sotto, dall’alto verso il basso: font Rad, Toolbox, Mythos, Cutout.

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