Raymond Carver, Principianti

Continua la rubrica Consigli di lettura, ricordandovi ancora una volta che per imparare a scrivere occorre anche leggere. Oggi voglio consigliarvi un testo molto importante di Raymond Carver che ci offre due precisi spunti di riflessione.
Il primo riguarda l’opera e lo stile di Carver, uno degli scrittori americani più importanti della seconda metà del Novecento; il secondo spunto di riflessione riguarda il lavoro degli editor, e adesso capirete perché.
Principianti è infatti la versione originale dei racconti contenuti nel famosissimo libro di Carver Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981). Carver aveva dato i suoi racconti all’amico ed editor Gordon Lish, della casa editrice Knopf nel maggio 1980. Gordon Lish corregge e taglia circa il 50% – se non di più – del testo, accorcia dialoghi, cambia titoli e finali. L’8 luglio del 1980 Carver rilegge il suo manoscritto corretto e scrive a Lish. Riporto alcune righe:

Ti dico la verità, qui è in gioco il mio equilibrio mentale. Ora non vorrei fare il melodrammatico, ma davvero ho appena fatto ritorno dai morti per rimettermi a scrivere dei racconti. […] se il libro fosse pubblicato nella sua attuale forma revisionata, non riuscirei più a scrivere un altro racconto, Dio non voglia…

Il libro invece esce revisionato da Lish, e Carver, un anno dopo scrive a Lish che non avrebbe più accettato simili tagli e “amputazioni”.
Per fortuna Carver scriverà ancora: la sua successiva raccolta di racconti, Cattedrale, viene vista da critici e lettori come l’inizio di una nuova stagione, dove Carver rinuncia agli eccessi del precedente Minimalismo – termine che Carver non accettò mai. Ebbene, la narrazione più ampia e ricca presente nella raccolta Cattedrale, era quella dell’iniziale manoscritto dato a Lish. La domanda che mi sorge spontanea è la seguente: come avrebbe guardato la critica i racconti di Carver senza i tagli di Lish? Non lo sapremo mai e, come ben sapete, con i “se” non si fa la storia.

Principianti è dunque la raccolta originale, utile da confrontare con Di cosa parliamo quando parliamo d’amore per vedere come ha svolto il suo lavoro l’editor.

Detto questo, il motivo per cui vi consiglio Principianti, è per il valore stilistico di questi racconti, per la capacità di Carver di descrivere un sogno americano in frantumi, e di utilizzare le descrizione degli oggetti quotidiani e degli spazi a completamento del carattere e dell’angoscia dei suoi personaggi che a volte non riescono ad esprimere con le parole. Un libro che rimane attuale, e che per certi versi anticipa o contiene già temi e stili delle tendenze della “letteratura cannibale” italiana degli anni ‘90 – mi riferisco in particolare ad Aldo Nove.

Non mi rimane che augurarvi una buona lettura.

Raymon Carver - Principianti

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